Art & life

Mind the blog
10
maggio 2012

Amo e desidero la spiritualità nell’arte!

In questi giorni continuo incessantemente a pormi quesiti sulla spiritualità. È un continuo farsi e disfarsi di domande, di dubbi, di letture e parole. A volte mi siedo sulle rive di un fiume e guardo il mondo che passa, cerco di ooservarlo nei minimi dettagli e cura. Altre volte spendo ore  intere in cose futili e poco interessanti. Ma poi c’ è qualcosa che mi scatta dentro. Come una piccola valvola che mi chiama a qualcosa di più alto, di più utile per me. L’altro giorno mi chiedevo quali sono gli artisti che ammiro o, più semplicemente, le persone che ammiro. Tutto sommato una riposta me la sono data: rimango affascinato dalle persone con un grosso senso spirituale. Persone, uomini e donne, che posseggono un senso verticale dell’esistenza e che partono dalla propria esperienza personale. Non necessariamente sono persone religiose o persone di fede cristiana, ebraica, musulmana etc. Conosco persone con un alto tasso spirituale, ma che non credono nei dogmi della Chiesa, sia essa cristiana o di un’altra religione. Cosa mi ha sempre affascinato dell’Arte? Sia essa visiva o musicale o drammatica? Mi ha affascinato questa tensione verso l’Infinito, così come lo chiamavano i Romantici. Ci sono dei momenti in cui un’opera d’arte ti avvicina a Dio, all’Infinito. Ti senti veramente vicino a qualcosa che non affonda le radici su qualcosa di orizzontale a noi, ma di verticale. Nella nostra anima c’è come una piccola crepa, un’incrinatura, una fessura che, se sfiorata, risuona e riemerge come un antico vaso prezioso dalle profondità oceaniche. Senti questa forza interiore potenziale che ti rende vivo e unico. In questo senso l’Arte per me è nutrimento spirituale.

L’Arte prima di tutto il resto ha aiutato la mia anima a non involgarirsi, e continua a farlo. Gli artisti e le loro opere d’arte riescono a tenere viva quella tensione bella e unica verso qualcosa di più grande di me, “è come la chiave dell’accordatore tiene tese le corde di uno strumento”, citando Wassily Kandinsky nel suo bellissimo libro “Lo spirituale nell’arte” edito da SE. Mi sono innamorato della recitazione anche perché ha sviluppato e fatto crescere la mia ricerca spirituale. Un mio maestro dice che l’attore deve sempre pensare di essere legato a Dio. Perché andiamo a teatro, al cinema, alle mostre? Molti solo perché fa chic e non impegna, altri, i più puri, perché cercano qualcosa che si annida nell’anima e hanno bisogno di qualcosa o di qualcuno per farlo riemergere. A volte sarà un attore, altre volte una tela, altre volte ancora le note di una musica. Ora il mio Ipod sta suonando Schumann, lui diceva che il compito di un artista è illuminare la profondità del cuore umano. Però…roba da poco, eh! Io rimango affascinato dagli artisti che riescono ad illuminare la profondità del mio cuore e a smuovere le viscere della mia pancia. Ogni quadro è un mistero, ogni uomo è un mistero, anche se ci stai insieme da quarant’anni. Ogni opera d’arte è mistero. E l’uomo è opera d’arte. Oggi un po’ ce lo siamo dimenticato. Anche io a volte me ne dimentico e tocca fare il tagliando per raddrizzare le convergenze e quant’altro. Ma non bisogna mai smettere di essere affamati d’arte, affamati di spiritualità, affamati di sogni. L’artista immortala la sua opera e la fa parlare per anni, secoli, millenni addirittura, se ha fortuna. Un attore è molto più limitato. Perché, come si sa, l’arte drammatica nasce e muore nel momento stesso in cui termina la scena. E ogni opera d’arte è figlia del suo tempo. E l’opera di un attore è proprio frutto di quel preciso istante, hic et nunc all’ennesima potenza.

“La vita spirituale, di cui l’arte è una componente fondamentale, è un movimento ascendente e progressivo, tanto complesso quanto chiaro e preciso. È il movimento della conoscenza”, dice Kandinsky. E questo moto, questo viaggio, può avere le forme più svariate, ma conserva sempre lo stesso fine, la ricerca del divino.

E l’arte è anche luogo catartico. Un modo per superare i propri buchi neri e le proprie paure, un modo per scavare nel proprio Io, sollevando poco alla volta quel sottile cerotto tra conscio e subconscio, per affrontare i propri spettri e le proprie questioni irrisolte. A volte funziona anche meglio dello psicoterapeuta!

Oggi quanta vita spirituale esiste nell’Arte e nella vita di tutti i giorni. Quanto lo spirituale ci cammina accanto e quanto materialismo abbiamo accumulato nelle nostre menti? Sento che abbiamo bisogno oggi più che mai di spiritualità, di tensione ascendente, ma qualcosa blocca questo processo. È la crisi economica? È la crisi della società contemporanea fatta di videoclip velocissimi e leggerissimi? E’ colpa del governo Monti? Dei tacchi di Sarkozy? Del culo della Merkel? Non lo so. So solo che fare l’attore mi aiuta seriamente e serenamente a vivere questa mia spinta spirituale, questa mia ricerca verso l’Infinito, passando per tutti i miei errori, per tutte le mie mancanze, per tutte le mie lacune. Senza paura di sembrare pazzo, folle o “strano”. Lavorare su me stesso mi ha aiutato e mi aiuta tuttora a lavorare sulle mie paure cercando volta per volta di superarle, anche se il percorso è lungo e spesso si ripresentano le stesse problematiche sotto forme diverse. Amo l’arte e gli artisti perché sanno guardare al di là, beyond, come direbbero gli anglofoni. Sono dei “profeti” in alcuni casi, e in alcuni casi vengono trattati come tali, ossia messi alla berlina e considerati folli. (Alcuni addirittura si spingono ad occupare palazzi, torri, teatri, ok, non sarà forse ortodosso e si potrebbero aprire infiniti dibattiti “politici” a riguardo su come venga gestita la cosa pubblica, ma rimane il fatto che molti lo fanno perché sentono questa forte esigenza, questa spinta, questo sincero anelito all’alto). Ma è un pane santo, un pane che l’umanità prima o poi consumerà, perché ne ha bisogno. Io ho bisogno di tanto pane, spero che la mia fame non finisca mai. Così come ho bisogno di tanta acqua per poterla digerire. Viva l’acqua, viva il pane. Viva la semplicità spirituale che passa dall’esperienza, dalla pancia e dal cuore. Grazie a tutti gli artisti che mi hanno dato da mangiare e da bere.

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1 Commento

Ho sempre amato il teatro. Ho iniziato da piccola facendo danza, potendo così esprimere questa tensione che sentivo da dentro, da piccola non capivo bene, ma percepivo che nella musica e nei movimenti che facevo c’era un senso altro dal semplice svagarsi.
Crescendo ho scoperto la mia passione per l’arte in generale e penso sia propio così. L’uomo oltre ad aver bisogno di pane ed acqua ha bisogno di un’acqua e un pane “spirituale” che possa saziare la propria anima. Se la mia anima non venisse continuamente nutrita con la ricerca della consapevolezza della vita e con la ricerca continua del suo senso intrinseco profondo non avrebbe senso.
Ilaria

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