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03
marzo 2014

Il capitale umano e l’ultimo dei Mohicani

Il-capitale-umanoQualche giorno fa è venuta fuori la notizia sul valore del capitale umano in Italia: per l’ISTAT sostanzialmente ogni italiano vale 342mila euro, mentre una donna italiana vale circa 231mila euro, ossia il 32,5% in meno (secondo dati del 2008). Ovviamente questi dati non tengono conto del fatto che le donne svolgono, molto più frequentemente degli uomini, i lavori domestici. Aggiungendo questo fattore le donne raggiungono un valore pro-capite di 431mila euro, ossia il 20,65% in più dei colleghi masculi. Che bellezza… finalmente dati certi che vanno a definire in modo chiaro quanto reddito generiamo… ora però mi sorge un dubbio: in TV hanno appena dato la triste notizia della morte di un tassista a Milano, malmenato per aver frenato tardi vicino alle strisce pedonali (il discorso poi sarebbe più complesso visto che l’aggressore era accompagnato dalla moglie incinta). Non è poi una novità che ogni volta che si sale su un mezzo pubblico ci siano persone davanti alla porta che non ti lasciano né salire, né scendere – tram, bus, metropolitana, orario di punta o meno, non fa differenza. In Parlamento si è appena insediato un nuovo governo e non mancano insulti, schiaffi, urla e chi più ne ha più ne metta. E vai! E poi vediamo l’ennesimo servizio delle “Iene” che mostra alcuni parlamentari in evidente stato confusionale su temi e nozioni di carattere generale. Ah, che noia, che barba, che noia! Così esco, mi vado a fare una passeggiata nel quartiere, ecco la signora in bici che va sul marciapiede e poi passa sulle strisce pedonali, il giovine che butta la sigaretta per terra, il signore di una certa età che per non farsi mancare nulla, dopo essersi asciugato il naso nel modo più rumoroso possibile, ci dà dentro con una bella sputacchiata per terra, olè. Vabbè, dai, capita. Facciamoci due passi per dimenticare. Arrivo all’incrocio e un bel motorello, di quelli a tre ruote, con un signorotto sopra, zac, eccolo lì che passa con il rosso, tiè. Ha superato tutti e sul filo del rasoio passa con il rosso. Ovviamente non manca la strombazzata dell’auto che sta per partire dall’altro lato. Lo scooterista risponde con un gesto plateale di andare gentilmente a quel paese… (anche perché al suo, di paese, c’è già fin troppa gente…). L’altro giorno ero in una clinica, entro, apro la porta per far passare una signora, e questa, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo, entra e nemmeno ringrazia. Ma cose da pazzi. Cos’è tutta questa inciviltà? Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera scrive che il vero impoverimento del nostro tempo è il degrado dei rapporti umani, credo abbia una ragione dilagante. Altro che dati ISTAT sul capitale umano, l’inciviltà quanto costa, quanto ci costa? E credo anche che il nostro governo, invece di avere un Ministro per i Rapporti con il Parlamento dovrebbe avere un Ministero per i Rapporti Umani. È che ormai tutte queste piccole mancanze (non uso la parola deficienze, perché non vorrei mai che qualcuno se la prendesse) sono all’ordine del giorno, le accettiamo e quasi non ce ne rendiamo conto. Si parla di “Made in Italy”… ma che cos’è il “Made in Italy”? Tra 20 anni cosa esporteremo, sputazzi e cafoneria? L’ora di educazione civica c’è ancora nelle scuole? Se non sbaglio fu introdotta nel 1958 da Moro e poi venne soppressa intorno agli anni ‘90. E poi? E’ ritornata? Ma no, forse non ne abbiamo bisogno. Meglio parlare di capitale umano. E se avete voglia, guardatevi anche il film di Paolo Virzì… visto che siamo in tema. S’è fatto buio. E mentre entro nel portone di casa un uomo esce da un’auto e fa cadere una carta. Scende e la raccoglie da terra. Grazie all’ultimo dei Mohicani.

PS. Ieri agli Oscar ha vinto Sorrentino con “La grande bellezza”. Bene. Hurrah! Tutta l’Italia non può che essere felice di questo riconoscimento, la speranza è che faccia da grimaldello per altre future importanti produzioni. The (italian) show must go on!

PPS: Bhe, ora è tempo di andarsi a vedere l’ultimo Virzì, poi “La grande bellezza”…e “L’ultimo dei Mohicani”, ça va sans dire (classe 1992…tra l’altro, anno cruciale per la nostra ultima Italia)

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