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04
agosto 2014

Un sacco bello e un pensiero d’agosto

Ho sempre amato la filosofia – al liceo come ho già avuto modo di dire, ho amato il mio professore di filosofia – era ed è una materia appassionante, a volte fine a se stessa, una bella pippa mentale, ma ti allarga il pensiero, lo rende tridimensionale, profondo. Poi mi sono avvicinato alla psicologia, ho letto libro di Freud, Jung, Adler…poi ho letto e cercato di interpretare Shakespeare, Moliere, i classici della cultura classica, da Medea e Edipo, da Eschilo a Seneca e poi mi sono incaponito con le serie tv americane più disparate, da “Dexter” a “Lie to me” (ero impazzito per la prima serie), da “Lost” fino a “House of cards” (stupenda!). Ma non basta, perché poi segui la realtà, ti appassioni al singolo caso giudiziario del momento, da Parolisi a Yara, da Meredith alle bestie di Satana, le vicissitudini, le fortune e le disgrazie del politico di turno, degli imprenditori, del gesto folle e inconsulto dell’uomo della strada. Viaggi, osservi le persone per lungo tempo. A volte ti arrabbi. Altre ti emozioni di gioia. E intanto lavori al prossimo progetto, fai riunioni, incontri, guardi negli occhi le persone, a volte fai bene, altre volte sbagli e commetti errori grossolani sul conto di questa o di quell’altra persona o su te stesso e torni a casa, felice o sconfitto, non ha importanza. Ieri ero al Giardino degli Aranci (tra ‘altro in vialone centrale è intitolato al grande Nino Manfredi), luogo unico fatto di silenzi e bellezza, intervallati dal canto delle cicale e dal sole polveroso di Roma (avete presente quella giornata descritta così bene da Verdone in “Un sacco bello” quando Mimmo incontra Marisol? – “Nooo..io domani, Ladispoli…” – Ecco esattamente quello…) e guardavo i tanti turisti, le comitive di olandesi, tedeschi, francesi…ognuno così apparentemente diverso. Oggi sono a casa, cielo terso, la signora di fronte con i bigodini stende i panni. Ho passato la mattinata a scrivere un documento e sto trascorrendo il pomeriggio a leggere un libro e mi sono fermato un momento, ho pensato al mio lavoro, a ciò che mi appassiona e tutto mi è sembrato così chiaro: mi interessa capire (e agire) i segreti che legano gli esseri umani. Tutto sommato, sono sempre gli stessi, che si chiamino Luca, John, Mohamed o Chun. Ma è un viaggio duro dentro di sé, duro e bellissimo. Senza sconti. Aspro, ma maledettamente straordinario. Dove la mia realtà e la finzione di un testo, la fredda cronaca e il mondo immaginifico non hanno più confini ben definiti, ma si amalgamano, si mantecano, si contaminano vicendevolmente per creare una nuova esperienza. E grazie ad artisti come Carlo Verdone – un vero mito! Leggeri, profondi, amanti della realtà, affamati di realtà, con la voglia di immaginare traendo spunto da ciò che ci circonda. Viva Carlo!

Buona estate a tutti!

 PS. Il post è stato scritto ascoltando i Morphine, Jimi Hendrix, Elio e le storie tese, Gianni Morandi e Luis Bacalov

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