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08
agosto 2014

Un’Itaca – Kavafis e il dio della rondella

itacaStamattina ero in balcone, guardavo le montagne lontane e il sole batteva sulla casa di fronte, io mi godevo l’ombra e già che c’ero ho annaffiato la piantina di basilico che mi guardava triste. Leggevo alcune poesie di Kavafis e mi sono soffermato su “Itaca”, un pezzo formidabile: non è importante la meta, Itaca appunto, ma il viaggio e quanto questo viaggio possa essere un’esperienza di vita, uno spazio e un tempo di apprendimento e conoscenza. E’ agosto e penso a quanti sono in viaggio ora o sono in terre lontane per stage, lavori o altro. Ripenso ai miei viaggi e a quanto siano stati fondamentali per la mia crescita. E sì, è vero, non ho mai incontrato Lestrìgoni, Ciclopi o Posidone, semmai erano i mostri che avevo dentro, e che ho tutt’ora sotto altre forme probabilmente – Rido pensando ai mostri, immagino dentro alle mie viscere esseri bruttissimi (tipo Exogini…per chi li conoscesse – per chi non li conoscesse cliccate sul link!) che si combattono tra loro e poi si coalizzano contro di me per mettere a subbuglio cuore, polmoni e intestino (sto vedendo Game of Thrones in questo periodo, sarà colpa loro?)!

Esistono, però, altri tipi di viaggi, fatti di virtute e canoscenza (Ulisse, XXVI canto della Divina Commedia – ottava bolgia dell’ottavo cerchio: canto meraviglioso!), ognuno nel proprio lavoro o nella propria attività senza dover andare necessariamente a Kuala Lumpur o a Kyoto. Ogni volta che affronto un personaggio, infatti, inizio un viaggio, all’inizio sei un ragazzo che lo affronta con il sacco a pelo, l’autostop e poco altro, con tantissimo entusiasmo riesci a dormire sotto le stelle, ma se piove sei finito. Così via via ti attrezzi, compri la picozza e l’attrezzatura migliore, poi compri una bella tenda e un sacco a pelo più resistente e caldo. e poi studi le mappe e via discorrendo, ma…ma come sempre l’imprevisto è dietro l’angolo, ed è il bello del viaggio. Pensavi di trovare l’Oriente e incappi nelle Americhe (anche se non sempre si è così fortunati)! In teatro, alle prime armi, ti chiedi sempre se il personaggio che hai affrontato è riuscito, se ha riscosso successo, vuoi dei risultati, vuoi approdare a Itaca nel minor tempo possibile e con il minor sforzo – ma con tanto entusiasmo e vivacità. Purtroppo con gli escamotage non si fa molta strada. E anche quando se ne va molta può succedere che questa Itaca ti deluda, sia poca cosa, sia un ammasso di rocce e niente più. E allora, che facciamo? Rimane poco da fare. Un viaggio, un personaggio, un progetto sono importanti per ciò che lasciano dentro, per gli ostacoli che hai incontrato, per i mostri che hai onestamente combattuto dentro di te e spesso in viaggio superi queste paure (sarà perché in viaggio abbattiamo delle barriere, non solo delle frontiere? Sarà che il viaggio rende tutto più necessario e urgente?).

Kavafis è un cesellatore e non poteva esprimersi meglio: “Itaca ti ha donato il bel viaggio./ Senza di lei non ti  mettevi in via. / Nulla ha da darti più.” La meta, il risultato, contano relativamente. Sono un approdo per il prossimo viaggio. Sono porti di transito, quello che continua è il viaggio.

E se a mancare è Itaca? Bhe, in quel caso prendiamocela con noi stessi: siamo noi il capitano della nostra nave. Spetta a noi trovarci la nostra prossima meta. Un’Itaca si conquista con il coraggio.

Ora è tempo di appoggiare la poesia sulla sedia. Mi tocca prendere un trapano, un cacciavite e diversi tasselli dell’8. Ho del lavoro in casa da fare, oggi è la giornata del piccolo falegname, ho da sistemare un ripiano, una libreria e una maledetta tapparella che non la finisce di tormentarmi. A noi, mondo del bricolage… tu sarai la mia prossima Itaca…

Merda…il prossimo viaggio è al Supermegaiperstore del fai-da-te…manca un pezzo della tapparella rotta… argh! – che il dio della rondella sia con me!

 

Vi lascio con le parole di Kostantinos Kavafis (trad. Filippo Maria Pontani)

Buona lettura…E buon viaggio a tutti!

 

Itaca

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,

fa’ voti che ti sia lunga la via,

e colma di vicende e conoscenze.

Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi

o Posidone incollerito: mai

troverai tali mostri sulla via,

se resta il tuo pensiero alto, e squisita

è l’emozione che ti tocca il cuore

e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi

né Posidone asprigno incontrerai,

se non li rechi dentro, nel tuo cuore,

se non li drizza il cuore innanzi a te.

 

Fa’ voti che ti sia lunga la via.

E siano tanti i mattini d’estate

che ti vedano entrare (e con che gioia

allegra!) in porti sconosciuti prima.

Fa’ scalo negli empori dei Fenici

per acquistare bella mercanzia,

madrepore e coralli, ebani e ambre,

voluttuosi aromi d’ogni sorta,

quanti più puoi voluttuosi aromi.

Rècati in molte città dell’Egitto,

a imparare e imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.

La tua sorte ti segna quell’approdo.

Ma non precipitare il tuo viaggio.

Meglio che duri molti anni, che vecchio

tu finalmente attracchi all’isoletta,

ricco di quanto guadagnasti in via,

senza aspettare che ti dia ricchezze.

Itaca t’ha donato il bel viaggio.

Senza di lei non ti mettevi in via.

Nulla ha da darti più.

 

E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso.

Reduce così saggio, così esperto,

avrai capito che vuol dire un’Itaca.

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