Gli attori: la finzione, la recitazione, l’interpretazione

stella adler luca stano blog recitazione attoriEro dal dentista, pareti bianche, qualche quadro alle pareti, riviste e giornali sparse qua e là. Stavo ascoltando il mio Ipod quando è entrata una signora dai modi gentili, occhi chiari e un sorriso che metteva serenità. Mi saluta, smetto di ascoltare l’Ipod e le rispondo.

– E’ molto che aspetti? – dice.

– Qualche minuto… – rispondo.

Silenzio. Sorrido e distolgo lo sguardo, prendo un quotidiano e comincio a leggere solo i titoli, così, per far passare il tempo. In realtà grazie a internet, ai vari tg conosco già tutte le principali notizie della giornata. Poi rialzo lo sguardo e  vedo che la signora dai modi gentili mi sta osservando.

– Ma sai che mi sembra di averti già visto da qualche parte… – dice.

– Può essere… – dico io. Mi sento come in quelle situazioni imbarazzanti in cui non vorresti mai fare delle gaffes e cerchi di ricordarti se è qualcuno che hai conosciuto da qualche parte, magari in una cena o a teatro. E mentre il cervello è impegnato a scandagliare vertiginosamente il suo database come fossi un centometrista che vuole arrivare alla fine per raggiungere il nastro prima di qualche gaffes, mi chiede a bruciapelo:

– Che lavoro fai?

Merda, ora scatta la figura di merda! Sarà qualcuno che ho già conosciuto e non mi ricordo!

– L’attore… – rispondo timidamente.

– Ah…ecco! Mi pareva di averti già visto! – gli occhi le sorridono e io vorrei sprofondare, non ricordo chi cappero è!

– Ti ho visto in tv! – pfiu, meno male. Nessuna figura di palta, il mondo ritorna sereno e gioioso, i fringuelli ritornano a fringuellare! Mi chiede cosa ho fatto, dove può avermi visto e cordialmente le rispondo. Poi mi confida:

– Piacerebbe recitare anche a me…non so il perché, è un mondo che mi affascina quello della recitazione. Vado spesso al cinema, un po’ meno a teatro. Mi piace vedere gli attori recitare. Poter essere diversi personaggi, far finta di essere qualcun altro, stare su un palcoscenico, deve dare una sensazione strana, non so, credo dia i brividi! Spesso guardo le pubblicità dei corsi di recitazione sui tram, magari un giorno mi iscrivo in una scuola…

Mi chiama la dottoressa, i denti stiano pronti che si incomincia. Mi alzo e molto banalmente dalla mia bocca esce un semplice:

– Già… – le sorrido – è stato un piacere signora, arrivederci.

Mentre sono sotto anestesia locale ripenso alle parole della signora, e mi vengono alla mente le parole di Stella Adler a riguardo, che poi sono le stesse che ho sentito tantissime volte in Accademia d’Arte:

“Mi piace vedere gli attori recitare”…ecco, se c’è una cosa che non mi piace fare è re-citare. Ossia, citare qualcosa di già citato. E’ come l’idea della minestra riscaldata. Qualcosa che ha perso vita, che ha perso vigore. Ma ai più, agli spettatori, questo concetto non è chiaro. Anzi, credo che il termine “recitazione” vada abolito dal vocabolario della lingua italiana. Almeno per quel che riguarda il termine tecnico relativo a chi è attore di professione. Sono tanti, tantissimi, gli attori, i colleghi, che sono d’accordo con me. Credo che da questo passo (seppur ideale e teorico) si possa ricostruire un modo di approcciare alla scena vero, profondo, artistico, di pancia e di cuore.

Anche quando mi capita di fare da acting coach, il mio primo passo è quello di insegnare a non-recitare. Stella Adler diceva che

“se qualcuno vi dice che gli piace il modo in cui recitate, allora sappiate che ciò significa che avete fallito. E se un vostro collega attore vi dice che ciò che state facendo è indicare un’azione e non farla a tutti gli effetti, allora significa che vi sta dicendo che state fingendo. E questa è la cosa più brutta che qualcuno vi possa dire”.

“Far finta di essere qualcun altro”…anche qui mi risuonano le parole di Stella Adler:

“Un secolo fa il pubblico era più disposto ad accettare l’artificio, la finzione, in scena. Prima si andava a vedere Sir Henry Irving recitare. Oggi tra attori si dice che si va a vedere lavorare Al Pacino.”

Sì, lavorare, perché non è un artificio. Si-fa-per-davvero! E costa fatica. Oggi vogliamo il realismo ed ecco perché se lo spettatore pensa che stai recitando, allora hai fallito. Sempre Stella Adler dixit:

“Ciò che bisogna sforzarsi di imparare è compiere delle azioni, perché se tu compi delle azioni, stai facendo qualcosa di concreto: non stai indicando, stai facendo.”

Il lavoro dell’attore è quello di studiare delle azioni coerenti, analizzarle e trovare la loro spina dorsale. Quando studiamo le scene, cerchiamo di trovare quali azioni le scene stesse ci richiedono.

“If we truly do these actions, we don’t have to worry about “acting”. If we’re actually doing something, we don’t have to worry about faking. (Traduzione: se facciamo davvero queste azioni, non dobbiamo preoccuparci della recitazione. Se stiamo facendo davvero qualcosa, non avremo il problema di fingere)”

Ma tutto ciò non basta per un buon lavoro d’attore. Questo è solo l’inizio. Ci vuole altro. Cosa? Il lavoro sul corpo? Sulla voce? Sui muscoli? Su che? Voi che dite?

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2 commenti su “Gli attori: la finzione, la recitazione, l’interpretazione”

  1. Pingback: Il Living Theatre, la loro Mission, le parole di Al Pacino.

    1. Sono completamente daccordo. Solo su di una cosa non sono e non sono mai stato daccordo con nessuno. L’attore non è un lavoro, ma assomiglia più ad una forma di leggittimazione di esistenza. Mi spiego meglio. Io faccio l’attore perchè paradossalmente sto bene con me stesso e con il mondo in cui abito solo in scena. Per questo, per me, rappresenta una forma di leggittimazione perchè è così che mi sento quando il cuore mi batte in scena. Perchè tutto quello che provo in scena non re-citando mi leggittima e mi permette di continuare a vivere. Spesso, non capisco tante persone che affrontano la recitazione con paura, perchè avere paura del palco è insensato in quanto il palco rappresenta l’unica forma fisica attraverso cui un attore può esprimersi. Chiosando aggiungo che non fingo mai sul palco, provo gioia, provo dolore, per questo non smetterò mai di salirci sopra e spero di morire li sopra. Quando e se non potrò più salirci, lo sognerò o lo immaginerò perchè solo li sopra sono sempre riuscito a vivere.

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