La lettura: benzina per un attore

Sono tornato pochi minuti fa da una libreria a due passi dalla mia camera qui a Roma. Sul mio comodino oggi ci sarà Arthur Miller, non vedo l’ora di aprire quella pellicola che ricopre il libro, sentire il profumo della stampa, toccare le pagine che sanno di petrolio, che sanno di bellezza. Alt. Ora mi vien da ridere, penso a mio padre.

Mio padre spesso e volentieri, ironicamente, mi chiede quando mi deciderò a vendere i libri della mia biblioteca. Sì, in effetti ne ho tanti, e ormai non so più dove metterli. Ma non smetterei mai di acquistarli (e di leggerli soprattutto). Ho letto di recente che da molti studi molte persone comprano libri ma poi non li leggono. E allora perché comprarli? Perché fa chic averli in casa? Sì, ma se poi se ne ignora il contenuto, che senso ha? Credo che per un artista leggere sia fondamentale, non deve mai smettere di leggere, di amare la scrittura e gli scrittori. Questo è vero in particolar modo per gli attori. Quante volte 

mi capita di confrontarmi con persone con aspirazioni artistiche, allievi attori o piccoli artisti (nel senso metaforico del termine) che non leggono, non si informano, non studiano! Tutti i miei maestri, tutti, nessuno escluso, mi hanno insegnato che la lettura faccia parte di quella che possiamo definire “deontologia dell’attore”. Leggere è anche un modo per mantenere sempre in allenamento la propria curiosità, motore del mondo, benzina per rinnovare la propria creatività.

E poi l’attore deve onorare gli autori, dare loro la massima fiducia. Perché sono anche loro artisti e bisogna rendere merito e rendere grazie al loro lavoro. Sono loro che fisicamente ci danno la materia su cui poter iniziare a lavorare. Anche se a volte ci si trova davanti testi che, bisogna ammetterlo, si fa davvero fatica a trasportare sulla scena. Ma con i grandi scrittori o drammaturghi questo problema non si pone. Quanto è bello poter lavorare su testi nuovi, mai incontrati prima (sì, perché è un incontro quello tra il testo e l’attore, è un colloquio bidirezionale, anche se filtrato dalla carta), su nuove sceneggiature: indagare, fare l’analisi del testo, sviscerare i diversi sottotesti e le diverse azioni possibili, è divino! È il lavoro più bello del mondo, quello dell’attore, non mi stancherò mai di dirlo!

E, in quest’ottica, è importante lavorare sui classici, per allenarci, per capire, per metterci alla prova: Shakespeare, Molière, i grandi tragediografi greci. Perché lavorare su testi che hanno un passato secolare? Li hanno superati, questi secoli, perché hanno una grandezza enorme e dentro vi è l’anima dell’Uomo. Spesso gli attori, me compreso, cercano nuovi testi, nuovi drammaturgie, nuovi autori. Ma ciò spesso ci fa dimenticare quanto possiamo ancora imparare dai grandi. Quanto hanno da insegnarci, ancora e ancora. Dentro Amleto, non c’è solo la storia del principe di Danimarca, c’è molto di più. C’è la politica, c’è la famiglia, c’è la morbosità, c’è la depravazione, c’è soprattutto una lezione immortale di recitazione. E in Edipo re di Sofocle? Non c’è solo un enigma e la sua soluzione, o la depravazione dei costumi e il suo complesso. C’è un mondo in trasformazione, c’è un’epoca di passaggio. Le persone si fanno più sole, la coscienza delle persone si fa più profonda. E si interroga, con lui nascono i monologhi, con lui nasce l’idea che l’uomo sia portatore dei suoi mali, sia un essere “nero”, marcio, contraddittorio. Edipo stesso, uomo giusto, che cerca la giustizia, si trova di fronte all’ ingiustizia da lui stesso perpetrata. L’uomo e la verità, l’uomo e le sue diverse verità. E anche Sofocle, come Shakespeare o Molière, era “uomo di teatro”: da pischello adolescente cantò, da solista, il coro per la vittoria di Salamina: aveva 14/15 anni se non ricordo male! Mica pizza e fichi!

Ops…eccolo li, ora mi aspetta Miller. Sul comodino è lì che mi ammicca! È ora di andare da lui. Ah, prima di salutarvi…in questa calda estate, se avete voglia di passare qualche ora sulle pagine dei libri, mentre siete a friggere al sole, vene consiglio qualcuno, inerenti a quanto detto, che mi hanno particolarmente colpito e che, credo, siano di una grandezza assoluta. Alla prossima e buona lettura!

E. Vachtangov | “La gioia della scena” – Il principe costante Edizioni, 2002 | pp. 128

Jan Kott | “Shakespeare nostro contemporaneo” – Feltrinelli, 2002 | pp. 249

V. Di Benedetto, E. Medda | “La tragedia sulla scena. La tragedia greca in quanto spettacolo teatrale” – Einaudi, 2002 | pp. 422

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