Le parole di Uta Hagen sulla recitazione: attore rappresentativo vs attore presentativo

Ogni tanto mi piace rileggere le pagine di libri che ho in fondo alla libreria e dentro al cuore. E tra un appunto e l’altro rispolvero concetti e idee che trovo interessanti.

Oggi vi propongo, sinteticamente, le parole di Uta Hagen sulla recitazione e su due differenti approcci ad essa.

Cosa dice Uta? Dice che in fin dei conti, nel corso dei secoli, (ce lo ricorda anche Shakespeare nel famoso monologo di Amleto agli attori) vi è sempre stato un gran dibattito tra due atteggiamenti e approcci alla recitazione.

In definitiva esistono due tipi di attori:

  • l’attore rappresentativo, ossia colui che sceglie coscientemente di imitare o illustrare il comportamento del personaggio
  • l’attore presentativo, colui che cerca di rivelare il comportamento del personaggio attraverso l’uso di se stesso. Cerca in definitiva di identificarsi
    totalmente con il personaggio stesso

Per spiegarsi meglio propone anche due esempi. Due grandi attrici a cavallo tra Ottocento e Novecento Sarah Bernhardt e Eleonora Duse. Entrambi grandi attrici, ma due approcci alla recitazione totalmente differenti. “Sarah Bernhardt era un’attrice fiammeggiante, esterna, formalista, che rifletteva la moda del suo tempo. La Duse era un essere umano in scena. Oggi, i manierismi della Bernhardt appaiono ridicoli. La Duse invece commuove: è più moderna del domani.”

Cerchiamo di specificare questo concetto:

L’attore rappresentativo trova una forma basata su un risultato oggettivo per il personaggio, e poi la osserva attentamente mentre la esegue.

L’attore presentativo, invece, confida che dall’identificazione con il personaggio risulterà una forma e in scena cerca un’esperienza soggettiva momento dopo momento.

Perché “confida” in grassetto? Perché è un atto di fiducia verso se stessi e verso ciò che accade in scena. Fidarsi di ciò che accade realmente in scena è una delle cose più difficili per un attore e per possedere questa fiducia è necessario essere ben allenati.

Più avanti spende due interessanti parole anche per chi vuole intraprendere la carriera artistica.

Dice che per un aspirante attore il requisito di partenza è il talento. E cos’è il talento? “È un’amalgama di alta sensibilità, estrema vulnerabilità, forte sensorialità, immaginazione vivida legata a forte attaccamento alla realtà, desiderio di comunicare le proprie esperienze e sensazioni, voglia di fasi sentire e vedere.”

In tutto questo, è bene notare, che la bellezza fisica non è un pre-requisito per diventare attore/attrice. I migliori, di solito, sono in grado di creare la bellezza per il pubblico.

Ma il talento da solo non basta, “si devono acquisire e sviluppare carattere, etica e formazione (approfondita preparazione in storia, in letteratura, in storia del teatro e in altre forme artistiche: musica, pittura, danza).

E inoltre per un attore serio è essenziale l’allenamento e il perfezionamento del proprio strumento: ossia, corpo, voce e pronuncia. È il violino sul quale suonerà. L’attore deve rendersi conto che il proprio strumento è come uno Stradivarius, ed egli deve trasformarlo in uno Stradivarius e trattarlo come tale. La finalità ultima è quella di costruire il vostro personale punto di vista sul mondo e metterlo a disposizione del pubblico.” E non per essere il migliore, ma per diventare la parte migliore di te.

Per questo esistono le scuole e le Accademie d’Arte. Poi si può discutere se e quante di queste realtà lavorino in questa direzione, con questo profilo pedagogico e artistico.

 

Per chi volesse approfondire:

Uta Hagen – Rispetto per la recitazione – Ed. Dino Audino Editore

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